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ברוך ה"ה







lunedì 16 maggio 2011

STORIA: LA RESISTENZA ITALIANA

La Resistenza italiana

La Resistenza italiana si inquadrò nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppatosi in tutta Europa, ma ebbe connotazioni particolari.

Nei Paesi sconfitti militarmente e occupati dai nazifascisti (es. Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Norvegia, Grecia, Jugoslavia, Albania) la Resistenza costituì una seconda fase della guerra che li aveva coinvolti.

L'Italia al contrario, sotto la guida dittatoriale del Fascismo era rimasta sino all'8 settembre 1943 alleata del Reich nazista di Hitler, e come tale aveva partecipato alla guerra di aggressione ed era stata a sua volta potenza occupante.

Qui la Resistenza sorse quando – caduto il Regime Fascista il 25 luglio 1943 e firmato l'armistizio con gli Alleati, reso pubblico l'8 settembre dello stesso anno – le forze politiche antifasciste, che si erano riorganizzate, chiamarono il popolo a raccolta per cacciare i fascisti e i tedeschi.

Questi ultimi avevano occupato in pochi giorni il Paese, disarmando e catturando in Italia e all’estero deportandoli poi nei lager, 700 mila soldati italiani, lasciati senza ordini e direttive dal Re Vittorio Emanuele III, dal governo diretto dal Maresciallo Badoglio e dallo Stato Maggiore.
Non si trattò, per l'Italia, di continuare una guerra perduta, bensì di cominciarne una nuova, una guerra di Liberazione sia dall’occupante tedesco che dai fascisti repubblichini.

Costituirono il movimento di Resistenza forze eterogenee, diverse tra loro per orientamento politico e impostazione ideologica, ma unite nel comune obiettivo di cacciare il nazifascismo e di conquistare la libertà. Attorno ad esse si riunirono persone diverse per età, censo, sesso, religione, tra le quali erano personalità di spicco dell'antifascismo – che avevano avversato e combattuto il Fascismo durante il ventennio, spesso pagando con galera, esilio, confino. Taluni partecipando alla guerra antifascista in Spagna (1936-1939).

Accanto a loro i militari che durante la guerra avevano conosciuto dal vivo la rovinosa demagogia del Regime, giovani e giovanissimi che rifiutavano l'arruolamento nelle file del nuovo Fascismo repubblicano e che, di fronte alla durezza dell'occupazione tedesca, sceglievano la via dell'opposizione e della lotta. Il movimento fu fortemente unitario, pur mantenendo ogni forza partecipante la propria specificità e la propria visione politica. Talune contrapposizioni iniziali finirono per essere superate e accantonate nel corso della guerra, per dare spazio, sul piano politico e su quello militare, a larghe intese che consentirono di definire i comuni obiettivi e di sviluppare un coordinamento sempre più puntuale, efficace e incisivo.

I maggiori partiti antifascisti organizzati – Partito Comunista, Partito Socialista, Democrazia Cristiana, Partito d'Azione, Partito Democratico del lavoro, Partito Liberale – costituirono il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) cui venne attribuita la direzione politica della lotta e nel seno del quale i comitati militari assunsero la responsabilità dell'organizzazione delle forze che andavano raccogliendosi in città e in montagna. Si trattò naturalmente, di uno sviluppo complesso e difficile, sovente frammentario; la spontaneità di molte iniziative, le condizioni di clandestinità e segretezza in cui si doveva operare, le difficoltà di collegamento, l'aleatorietà dei contatti, la scarsità di mezzi, i duri colpi inferti dai nazifascisti, tutto ciò mise a dura prova l'obiettivo delle forze patriottiche. I nazifascisti sin dall'inizio scardinarono centri politici e operativi, catturando e torturando membri e responsabili del movimento, e con estesi rastrellamenti attaccarono in montagna i primi nuclei armati e le prime bande partigiane.

Ciò malgrado, il movimento di Resistenza si consolidò e si estese, si radicò gradualmente sul territorio, trovò consenso e sostegno in gran parte della popolazione, resse alla prova dei tanti arresti, delle torture, delle deportazioni nei Lager nazisti, delle fucilazioni, delle rappresaglie sui civili.

Regione per regione, zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fece sempre più massiccia e dalle bande iniziali si passò a ben organizzate brigate (le "Garibaldi", le "Giustizia e Libertà", le "Matteotti", le "Mazzini", le "Autonome", etc.) mentre nelle città prendevano vita le SAP (Squadre di Azione Patriottica) e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), dediti a operazioni di reclutamento di sabotaggio, ad azioni di guerriglia urbana, ad attività propagandistica e di reclutamento, sostenuti da movimenti di grande impegno quali i Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e il Fronte della Gioventù (FdG). Già nei primi giorni dell'occupazione tedesca seguita all'8 settembre 1943, data dell'armistizio tra Italia e potenze alleate, si erano verificati scontri: reparti militari avevano reagito al tentativo di disarmo da parte dei tedeschi. Anche se si trattò di azioni sporadiche, di limitata rilevanza e votate all'insuccesso vista la sproporzione di forze e d'armamento (la più significativa tra di esse avvenne a Roma a Porta San Paolo, ove reparti militari italiani e civili antifascisti si unirono per contrastare combattendo le forze tedesche d'occupazione) esse furono significative d'uno stato d'animo e di una volontà che andavano estendendosi tra la popolazione, accentuandosi man mano che l'esercito tedesco, pressato dall'avanzata anglo-americana nel Sud e Centro Italia, andava ripiegando verso Nord.

Le Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) videro una spontanea rivolta di popolo che con sacrifici ed eroismo ebbe la meglio sulle truppe tedesche e liberò la città prima dell'arrivo delle forze "Alleate". Ma fu in tutto il territorio del Centro-Nord, occupato dai tedeschi, che il movimento di Resistenza si dispiegò, vanamente contrastato con determinazione e ferocia, da nazisti e fascisti. Furono mesi di passione e anche di terrore.

I nazifascisti si opposero alla Resistenza, che li minacciava con azioni di guerriglia e sabotaggi, scatenando brutalità disumane che colpirono le forze della libertà e le popolazioni civili: rappresaglie ed eccidi si moltiplicarono, vennero compiute vere e proprie stragi, come a Boves in provincia di Cuneo, alle Fosse Ardeatine a Roma, a Sant'Anna di Stazzema in Versilia, a Marzabotto sull'Appennino emiliano, alla Benedicta sull'Appennino ligure-piemontese, a Bergiola e Vinca del Carrarese (ma non sono che pochi esempi tra le molte decine). Le SS (Schutz Staffen, formazioni paramilitari naziste che al termine del conflitto, al processo di Norimberga, sarebbero state definite organizzazione criminale) si distinsero per crudeltà, vuoi nell'opera di repressione antipartigiana, vuoi nella cattura e deportazione di civili e segnatamente di ebrei avviati ai Lager.

In tutte le maggiori città italiane le SS organizzarono luoghi di tortura. Esse vennero coadiuvate con non minore crudeltà delle forze fasciste della Repubblica Sociale Italiana, particolarmente dalle "Brigate Nere" e dalla “X Mas”.

Superando prove durissime e benché colpito da perdite dolorose, il movimento di Resistenza si sviluppò ulteriormente. Al Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), che operava nelle regioni occupate dai tedeschi e aveva sede in Milano, vennero attribuiti i poteri di "Governo straordinario": esso fu quindi riconosciuto quale governo di diritto dell'Italia settentrionale in quanto mandatario del governo nazionale di Roma. Le varie formazioni militari partigiane vennero coordinate nel "Corpo Volontari della Libertà" e, nelle diverse regioni e zone operative, vennero istituiti comandi militari regionali, a stretto contatto con i CLN regionali e comandi zona in area di operazioni. Vaste zone vennero sottratte nella primavera-estate del 1944 all'occupazione tedesca e fascista e sorsero "Zone Libere" quali l'Ossola, Montefiorino, le Langhe, la Val Trebbia, la Carnia, Pigna, nelle quali agirono governi democratici provvisori; ma esse non poterono reggere a lungo, poiché nei loro confronti i tedeschi scatenarono offensive pesantissime costringendo i partigiani ad abbandonare paesi e vallate per ripiegare sulle montagne.

Qui vennero ancora attaccati- specie nell'estate e nell'inverno del 1944, quando l'avanzata alleata si arrestò all'Appennino tosco-emiliano - ma senza averne ragione: già nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane tornarono alla piena efficienza e, ormai bene armate anche grazie ai "lanci" di armi effettuati via aerea dagli alleati, e propiziati dalla presenza nelle diverse zone di "missioni" alleate, furono in grado di riprendere l'offensiva che nell'aprile 1945 andò sempre più intensificandosi e che, fondendosi con il piano insurrezionale predisposto dal CLN, consentì di liberare le maggiori città del Nord prima ancora dell'arrivo della V Armata statunitense e dell'VIII Armata britannica.

Fonte: ANPI.IT http://www.anpi.it/

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