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ברוך ה"ה







giovedì 2 febbraio 2012

“SE IL GOVERNO TOCCA L’ARTICOLO 18 SARA’ SCIOPERO GENERALE”


SE IL GOVERNO TOCCA L’ARTICOLO 18 SARA’ SCIOPERO GENERALE

di NICOLA NICOLOSI
Segretario nazionale CGIL

Il furioso attacco all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è la punta di lancia della pesantissima offensiva contro il sistema di garanzie sociali. Il governo vuole scagliarsi contro un istituto che intende salvaguardare il diritto fondamentale dei lavoratori a non essere licenziati senza giusta causa. L’accanimento ideologico iperliberista si scatena, nello specifico, contro la possibilità da parte di un giudice di poter reintegrare il dipendente in presenza di licenziamento ingiustificato.

E’ proprio il diritto alla reintegra l’elemento che ha focalizzato le attenzioni dei grandi giornali, tra loro in competizione per meglio rappresentare acriticamente le posizioni del governo e delle imprese, in un processo di costante disinformazione.

Si parte infatti dal presupposto (infondato) che la libertà di licenziamento produrrebbe
più occupazione: l’argomentazione è falsa, perché laddove è consentita la possibilità di licenziare con facilità e laddove il potere discrezionale del datore di lavoro è più ampio, il modello di sviluppo è più carente e l’inciviltà si tocca con mano. Non a caso, i Paesi più “garantisti” verso le imprese mostrano generalmente sistemi giuridici e di coesione sociale più violenti: ciò non stupisce, perché la facoltà di poter licenziare con facilità acuisci i conflitti a tutto discapito della convivenza e della crescita socioeconomica.

Ecco perchè la Cgil è interessata alla difesa ma anche all’estensione dell’articolo 18. Peraltro, non più tardi del 2003 abbiamo promosso un referendum che riguardava quel tema, proprio per denunciare l’arretratezza del sistema delle imprese e i danni che produce. Il “nanismo
industriale” che caratterizza il nostro sistema- Paese è uno dei motivi che spiegano la mancanza di competitività delle imprese italiane nel mondo. Il confronto impari con la Germania – l’altro principale Paese manifatturiero d’Europa – spiega meglio di tante parole l’inadeguatezza italiana
sul versante della competitività: è la dimensione media delle imprese a fare la
differenza, a dimostrazione del fatto che la maggiore produttività non deriva dalla pretesa di abbassamento dei diritti o con lo “scarico” del costo del lavoro sui salari.

Il maggior utilizzo degli impianti è un fattore decisivo (anche in termini di creazione
di posti di lavoro) per poterli far funzionare al meglio. Da tempo vorremmo sviluppare tale strategia nelle relazioni industriali, ma non troviamo alcun ascolto
dalle controparti, che puntano esclusivamente alla riduzione dei salari e diritti.

Dunque la nostra posizione in difesa dell’articolo 18 è intransigente e se il governo dovesse operare forzature su questo tema, la Cgil agirà con lo strumento dello sciopero generale.. ■

fonte:
RIVISTA LAVORO & POLITICA
anno 2 n . 5 - 1 febbraio 2012

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