alla Filosofia Dialogica, Letteratura, Relazioni Internazionali, Scienze Interculturali, Diritti Umani, Diritto Civile e Ambientale, Pubblica Istruzione, Pedagogia Libertaria, Torah, Kabballah, Talmude, Kibbutz, Resistenza Critica e Giustizia Democratica dell'Emancipazione.



ברוך ה"ה







lunedì 23 gennaio 2012

Inno della Pace: INTERNAZIONALE ANARCHICA (Stanislao Alberici Giannini, 1874)



Internazionale Anarchica - Inno della Pace
di Stanislao Alberici Giannini

(1874)


Sù leviamo alta la fronte
o curvati dal lavoro
già sul culmine del monte
splende il sol dell'avvenir
splende il sol dell'avvenir

I superbi eroi dell'oro
i pastori d'ogni greggia
sia nel tempio o nella reggia
fà quell'astro impallidir

Pace pace ai tuguri del povero!
Guerra guerra ai palagi e alle chiese!
Non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò!

I signori ci han rubato
il sudor dei nostri padri
le sorelle ci han stuprato
Ogni gioia ci rapir!
Ogni gioia ci rapir!

Ma un sol grido: morte ai ladri!
sia dal campo all'officina
Non più leggi di rapina!
Non più l'onta del servir!

Pace pace ai tuguri del povero!
Guerra guerra ai palagi e alle chiese!
Non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò!

Sotto vel di patrio amore
gittan l'odio tra fratelli
ma dovunque è un oppressore
un fratello oppresso sta
un fratello oppresso sta

Nostro è il mondo e di novelli
a noi sacri un patto adduce
e quel patto è vita e luce
fratellanza e libertà

Pace pace ai tuguri del povero!
Guerra guerra ai palagi e alle chiese!
Non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò!

O giustizia o nostra speme
il tuo regno affretta affretta!
E' da secoli che geme
la percossa umanità
la percossa umanità

Ma nel dì della vendetta
questa plebe ognor tradita
come belva inferocita
da ogni lato insorgerà

Pace pace ai tuguri del povero!
Guerra guerra ai palagi e alle chiese!
Non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò!

ANARCHICI ITALIANI in memoria degli anarchici e degli arditi del popolo

Quando l'anarchia verrà 5-6 La storia del movimento ed il sogno della l...



QUANDO L'ANARCHIA VERRÀ
FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Senza governo: è l'idea che dalla metà dell'800 circola in Europa e in America, diventando un credo, uno stile di vita. Il termine negli anni ha assunto un connotato negativo: nell'accezione più comune, infatti, anarchia significa caos. Ma nella storia del movimento e delle idee significa il sogno della libertà.
Gli anarchici che qui vi raccontiamo appartengono alla FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Quando L'ANARCHIA VERRÀ 3-6 La storia del movimento ed il sogno della libertà



QUANDO L'ANARCHIA VERRÀ
FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Senza governo: è l'idea che dalla metà dell'800 circola in Europa e in America, diventando un credo, uno stile di vita. Il termine negli anni ha assunto un connotato negativo: nell'accezione più comune, infatti, anarchia significa caos. Ma nella storia del movimento e delle idee significa il sogno della libertà.
Gli anarchici che qui vi raccontiamo appartengono alla FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Quando L'ANARCHIA VERRÀ 2-6 La storia del movimento ed il sogno della libertà



QUANDO L'ANARCHIA VERRÀ
FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Senza governo: è l'idea che dalla metà dell'800 circola in Europa e in America, diventando un credo, uno stile di vita. Il termine negli anni ha assunto un connotato negativo: nell'accezione più comune, infatti, anarchia significa caos. Ma nella storia del movimento e delle idee significa il sogno della libertà.
Gli anarchici che qui vi raccontiamo appartengono alla FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Quando L'ANARCHIA VERRÀ 1-6 La storia del movimento ed il sogno della libertà



QUANDO L'ANARCHIA VERRÀ
FAI (Federazione Anarchica Italiana)

Senza governo: è l'idea che dalla metà dell'800 circola in Europa e in America, diventando un credo, uno stile di vita. Il termine negli anni ha assunto un connotato negativo: nell'accezione più comune, infatti, anarchia significa caos. Ma nella storia del movimento e delle idee significa il sogno della libertà.
Gli anarchici che qui vi raccontiamo appartengono alla FAI (Federazione Anarchica Italiana)

domenica 22 gennaio 2012

Celtic Woman, New Journey Live at Slane Castle, Ireland (2006)



Celtic Woman, New Journey Live at Slane Castle, Ireland (2006)
Purchase Info and Tour Dates: http://www.celticwoman.com
Slane Castle, Exclusive venue by the banks of the River Boyne http://www.slanecastle.ie

Filmed at Slate Catle, Co. Meath, Ireland, August 2006.
With very special thanks to Lord Henry Mount Charles.

Tracks include:
The Sky And The Dawn And The Sun, The Prayer, Caledonia, Newgrange, Orinoco Flow, Dulaman, The Blessing, Scarborough Fair, Granuaile s Dance, Over The Rainbow , Beyond The Sea, At The Ceili, Laschia Chio Pianga, Carrickfergus, Sing Out, The Last Rose Of Summer, Spanish Lady, Panis Angelicus, Shenandoah-Reels, The Voice, Danny Boy, Somewhere, Mo Ghile Mear, You Raise Me Up and Ceili Playout.

sabato 21 gennaio 2012

Convite à Poesia e ao Blog ESCRITOS DO DÉCIO


Caros Amigos e Amigas, especialmente os do Brasil, Portugal e Países de Língua Portuguesa, convido-os para a dança dos versos e sopro dos ventos na POESIA de Décio Sanchis.

Trata-se de um dos maiores e mais competentes civilistas formado nas dores históricas das Arcadas, um Professor humanista, enfim, um dos maiores Mestres em Direito Civil que conheço, que, com inteligência, competência e abordagem crítica, Coordenou o Curso de Direito franciscano, em São Paulo.

Meu tutor, meu amigo, meu Coordenador que, entre outras "bênçãos" humanas, deu-me a oportunidade de ingressar na vida acadêmica do Direito, nos idos de 1994.

Responsável, também, pela contratação de Professores da envergadura de Sílvio Donizete Chagas (o primeiro professor processualista no Direito Alternativo), da professora Alice Bianchini, ícone do Direito Penal no Brasil, Professora Petilda Serva Vazquez (estupenda na Sociologia marxista), Silmara (processualista), entre outros gigantes.

A ele, consagro aqui minha amizade e reconhecimento. A ele, a quem conheci como Professor de Direito Civil e Coordenador, e de quem mereci a honra de iniciar minha carreira docente universitária. A ele, a quem agora redescubro, plenamente encantado, como Poeta.

Amigos e Amigas, convido a todos a sentirem esta brisa, este vento, esta dança, nos versos do seu O VENTO LEVE QUE A MIM LEVA e, também, acessarem o seu Blog ESCRITOS DO DÉCIO (endereço abaixo do texto), inscreverem-se, registrarem-se e divulgarem este trabalho, ouro puro da Literatura Brasileira.

Eccolo:



O VENTO LEVE QUE A MIM LEVA

O vento leve
Infla-me mais que a camisa
E ao passar por mim,
A mim me leva.

Terreno baldio,
Mato rasteiro,
um pé de mamona vadio
(Que a seu tempo dará munição
aos bodoques, estilingues, atiradeiras,
de ignorados gregos, ingleses, portugueses,
nas mãos armadas dos meninos).

Céu azul,
temporada de quadrados, pipas, arraias, papagaios.
Que sobem com todos com seus nomes
No rumo das nuvens brancas.

(Fácil o entendimento
entre os moleques desta rua
vindos de tão sortidos lugares:
Soltar pipas...que é isto? Ah...papagaios de papel, é assim que se chamam, pois...)

Época de pião, soltar pião.
Época de bolinhas de vidro, bolinhas de gude.
(E, mistério imenso,
Tudo em perfeito sincronismo
Em todas as paragens da cidade inteira)

Num átimo
Retorno à caminhada
Coração oxigenado.

Como sempre
Passado e presente
Seguem juntos.

Décio Sanchis

BLOG ESCRITOS DO DÉCIO
http://escritosdodecio.blogspot.com/


*

martedì 17 gennaio 2012

O Estado Anárquico de Arrepio, Dança e Gozo Multifacetado




(...)
sempre quando vou, e quase nunca vou, a palestras, congressos, conferências, mesas, seminários, painéis, bancas, aula inaugural, vernissage, exposição, lançamentos e outros encontros sonolentos, bebo, antes, uma cachaça com limão ou um café com conhaque, (se estou no Brasil), ou grappa, caffè-grappa (se estou na Itália), e fico torcento pelo apocalipse nos aparelhos de som, de filmagem, d...e luz, enfim, pelo caos em todo o cenário, pelo sumiço dos papéis preparados para leitura e, por fim, pelo desaparecimento dos palestrantes, congressistas, conferencistas, oradores e artistas "power point", a fim de que surjam, do meio das cadeiras, do público, dos corredores, por detrás das cortinas, Poetas, Poetas de verdade, que simplesmente abram sua alma, seus olhos, sua boca e levem, todos, a um estado anárquico de arrepio, dança e gozo multifacetado (...)

(c) Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2012

PRINCIPESSA......(versi: Pietro Nardella Dellova (Napoli); musica: Paolo Filippi (Sicilia): opera em SIAE-ITALIA



PRINCIPESSA


Versi
Pietro Nardella Dellova
Musica
Paolo Filippi
(opera in siae Italia)

Conosci questo volo principessa ?
Volare cantare vivendo..
Andare verso il sole
Trovar la luna
Principessa
Principessa..
Ed abbracciare l'alba
E camminare
Verso acqua e baci
Conosci acqua del bacio
Senza fine
Principessa
Principessa..
VOLARE AL CIELO DELLA BOCCA TUA
E CONOSCERE LA TERRA
GIARDINI
LA MUSICA E POESIA
OGNI MOMENTO DEL NOSTRO VOLO...
Volare al sole tutta la giornata
Alla luna nella notte divina
L'amore dolce per tutta la vita
Principessa
principessa

opera in SIAE-ITALIA

lunedì 16 gennaio 2012

Resta Qui (Stay with me) - Andrea Bocelli



RESTA QUI
Andrea Bocelli

Perderti così
Come un attimo
Mentre tutto va
Oltre i limiti
Della mia fantasia
Tu che eri mia!

Voli e brividi
Grandi sogni che
Forse realizzai
A che servono
Se tu non sei qui
Qui con me
Anche se ho sbagliato io…

Resta qui con me
io sarò per te
un angelo vero che songa e che sa
prederti la mano
e darti l’anima
resta qui
resta qui
tu che sei mia
un attimo e noi
voleremo là
dove tutto è paradiso se
noi noi saremo là
soli ma insieme.

Lo ritornerò credimi
L’uomo che hai amato in me

Resta qui con me
io sarò per te
un angelo vero che songa e che sa
rallentare il tempo
che non passerà
resta qui, resta qui,
tu che sei mia

Un attimo e noi
voleremo là
ogni giorno che
noi saremo insieme

*

*

Sentença a Josef Mengele (se for Mengele)



SENTENÇA A JOSEF MENGELE
(se for Mengele)
(1985)

Se for de Mengele a podre ossada
Que estava no descanso do Embu
Desfrutando do silêncio dos mortos,
Então, não houve pena a você.
E se for o corpo que boiava, inerte,
Nas águas do canal de Bertioga,
Sem que soubessem tentaram salvar,
Então, não houve morte a você...
Nada importa, víbora nojenta!
Se não houve pena à sua carne
E se não houve morte ao seu corpo:
Está no abismo, na treva, demônio!
Onde quisera mandar pessoas outrora,
Está queimando diuturnamente sem paz!

© Pietro Nardella-Dellova, NO PEITO, Editora L&S, 1989, pág 36


*

Josef Mengele - Il Medico Di Auschwitz 5/5

Josef Mengele - Il Medico Di Auschwitz 4/5

Josef Mengele - Il Medico Di Auschwitz 3/5

Josef Mengele - Il Medico Di Auschwitz 2/5

Josef Mengele - Il Medico Di Auschwitz 1/5

Jewish Partisans: זאָג ניט קײנמאָל (canzone partigiana degli ebrei: NON DIRE MAI)




[1942]
Testo di Hirsh Glik
Musica di Dimitri Pokrass [da una canzone popolare russa]
Lyrics: Hirsh Glik
Music: Dimitri Pokrass [based upon a Russian folksong]

La canzone fu scritta da Hirsh Glik all'età di soli 16 anni, quando ancora si trovava nel ghetto di Vilnius e divenne in breve tempo celeberrima, nonché l'inno del movimento di resistenza partigiana ebraica agli assassini nazisti.


* Yiddish

זאָג ניט קײנמאָל


זאָג נישט קיינמאָל אַז דו גייסט דעם לעצטן וועג,
כאָטש הימלען בלײַענע פֿאַרשטעלן בלאָע טעג ;
ווײַל קומען וועט נאָך אונדזער אויסגעבענקטע שעה –
עס וועט אַ פּויק טאָן אונדזער טראָט – מיר זייַנען דאָ!

פֿון גרינעם פּאַלמען - לאַנד ביז לאַנד פֿון ווייַטן שניי,
מיר קומען אָן מיט אונדזער פּייַן, מיט אונדזער וויי.
און וווּ געפֿאַלן ס'איז אַ שפּריץ פֿון אונדזער בלוט,
ס'וועט אַ שפּראָץ דאָרט אונדזער גבֿורה אונדזער מוט.

ס´וועט די מאָרגן-זון באַגילדן אונדז דעם הייַנט,
און דער נעכטן וועט פֿאַרשווינדן מיטן פֿייַנט,
און אויב פֿאַרזאַמען וועט די זון אין דעם קאַיאָר –
ווי אַ פּאַראָל זאָל גיין דאָס ליד פֿון דור צו דור.

דאָס ליד געשריבן איז מיט בלוט און ניט מיט בלײַ,
ס´איז ניט קיין ליד פֿון אַ פֿויגל אויף דער פֿרייַ.
דאָס האָט אַ פֿאָלק צווישן פֿאַלנדיקע ווענט,
דאָס ליד געזונגען מיט נאַגאַנעס אין די הענט.

טאָ זאָג ניט קיינמאָל אַז דו גייסט דעם לעצטן וועג,
כאָטש הימלען בלײַענע פֿאַרשטעלן בלאָע טעג.
ווײַל קומען וועט נאָך אונדזער אויסגעבענקטע שעה –
עס וועט אַ פּויק טאָן אונדזער טראָט – מיר זייַנען דאָ!

*Yiddish in transliteration

ZOG NIT KEYNMOL

Zog nit keynmol az du geyst dem letstn veg,
Khotsh himeln blayene farshtein bloye teg.
Kumen vet nokh undzer oysgebenkte sho -
S'vet a poyk ton undzer trot - mir zaynen do!

Fun grinem palmenland biz vaysn land fun shney,
Mir kumen on mit undzer payn, mit undzer vey,
Un vu gefain s'iz a shprits fun undzer blut,
Shprotsn vet dort undzer gvure, undzer mut.

S'vet di morgnzun bagildn undz dem haynt,
Un der nekhtn vet farshvindn mitn faynd,
Nor oyb farzamen vet di zun in dem kayor -
Vi a parol zol geyn dos lid fun dor tsu dor.

Dos lid geshribn iz mit blut un nit mit blay,
S'iz not keyn lidl fun a foygl af der fray,
Dos hot a fold tsvishn faindike vent
Dos lid gezungen mit naganes in di hent!

To zog nit keynmol az du geyst dem letstn veg,
Khotsh kimlen blayene farshtein bloye teg,
Kumen vet nokh undzer oysgebenkte sho -
S'vet a poyk ton undzer trot - mir zaynen do!

* Italian translation

NON DIRE MAI

Non dire mai che hai percorso l'ultimo cammino
anche se le nuvole nascondono l'orizzonte
verrà ancora la nostra ora tanto attesa
risuonerà ancora il nostro passo "noi siamo qui"

Dalle terre delle verdi palme alla terra delle bianche nevi
noi veniamo con il dolore delle nostre sofferenze
e dove è caduta una stilla del nostro sangue
lì fiorirà il nostro coraggio, il nostro eroismo

Questo canto è scritto con il sangue, non con l'inchiostro
non è un canto di un uccello in libertà
questo l'ha scritto un popolo fra muri che crollavano
l'ha cantato con i mitra in mano

Il sole del mattino illuminerà d'oro il nostro oggi
e il nostro ieri si dissolverà con il nemico
ma anche se il sole e l'alba tardassero
come una parola d'ordine, questo canto andrà di generazione in generazione.

Non dire mai che hai percorso l'ultimo cammino
anche se le nuvole nascondono l'orizzonte
verrà ancora la nostra ora tanto attesa
risuonerà ancora il nostro passo "noi siamo qui"

* traduzione ebraica

שיר הפרטיזנים

ביצוע: שמעון ישראלי
מילים: הירש גליק
לחן: לא ידוע
גירסה עברית: אברהם שלונסקי

אל נא תאמר הנה דרכי האחרונה
את אור היום הסתירו שמי העננה
זה יום נכספנו לו עוד יעל ויבוא
ומצעדינו עוד ירעים אנחנו פה

מארץ התמר עד ירכתי כפורים
אנחנו פה במכאובות ויסורים
ובאשר טיפת דמנו שם נגרה
הלאינוב עוד עוז רוחנו בגבורה

עמוד השחר על יומנו אור יהל
עם הצורר יחלוף תמולנו כמו צל
אך אם חלילה יאחר לבוא האור
כמו סיסמא יהא השיר מדור לדור

בכתב הדם והעופרת הוא נכתב
הוא לא שירת ציפור הדרור והמרחב
כי בין קירות נופלים שרוהו כל העם
יחדיו שרוהו ונגאנים בידם

על כן אל נא תאמר דרכי האחרונה..

*English translation

NEVER SAY

Never say that there is only death for you,
Though leaden skies may be concealing days of blue,
Because the hour we have hungered for near;
Beneath our tread the earth shall tremble -- we are here!

From land of palm tree to the far-off land of snow,
We shall be coming with our torment and our woe;
And everywhere our blood has sunk into the earth,
Shall our bravery, our vigor blossom forth.

We'll have the morning sun to set our day aglow,
And all our yesterdays shall vanish with the foe;
And if the time is long before the sun appears,
Then let this song go like a signal through the years.

This song was written with blood and not with lead;
It's not a song that summer birds sing overhead;
It was a people among toppling barricades,
That sang this song of ours with pistols and grenades.

Never say that there is only death for you,
Though leaden skies may be concealing days of blue,
Because the hour we have hungered for is near;
Beneath our tread the earth shall tremble, -- we are here!

* traduzione francese

NE DIS JAMAIS

Ne dis jamais que c’est ton denier chemin
Malgré les cieux de plomb qui cachent le bleu du jour
Car sonnera pour nous l’heure tant attendue
Nos pas feront retentir ce cri : nous sommes là

Le soleil illuminera notre présent
Les nuits noires disparaîtront avec l’ennemi
Et si le soleil devait tarder à l’horizon
Ce chant se transmettra comme un appel

Ce chant n’a pas été écrit avec un crayon mais avec du sang
Ce n’est pas le chant d’un oiseau en liberté :
Un peuple entouré de murs qui s’écroulent
l’a chanté, nagan* à la main

Du vert pays des palmiers jusqu’au pays des neiges blanches
Nous arrivons avec nos souffrances et nos douleurs
Et là où est tombé la plus petite goutte de sang
Jaillira notre héroïsme et notre courage

C’est pourquoi ne dis jamais que c’est ton dernier chemin
Malgré les cieux de plomb qui cachent le bleu du jour
Car sonnera pour nous l’heure tant attendue
Nos pas feront retentir ce cri : nous sommes là

*nagan, pistolet de l'armée rouge

* traduzione tedesca

SAGE NIMMER MEHR
Jüdisches Partisanenlied

Sage nimmer mehr, du gehst den letzten Gang,
weil Gewölk wie Blei den blauen Tag verschlang.
Die ersehnte Stunde kommt und sie ist nah -
unser Massenschritt wird pauken: Wir sind da.

Aus der Welt der Palmen - Welt von Eis und Schnee-
kommen wir mit unsrer Pein, mit unsrem Weh.
Wo ein Tropfen ward verspritzt von unserem Blut,
werden sprießen unsre Flinten, unser Mut.

Unser Tag im goldnen Morgenlichte scheint -
unser Gestern wird verschwinden mit dem Feind.
Ob der Himmel uns die Sonne überzieht -
unsren Enkeln sei Parole unser Lied.

Dieses Lied steht da in Blut und nicht in Blei.
Sang kein Vogel diese Weise, leicht und frei -
zwischen stürzendem Gemäuer, Rauch und Brand
sang ein Volk dies Lied, die Waffe in der Hand.

So sage nimmer mehr, du gehst den letzten Gang,
weil Gewölk wie Blei den blauen Tag verschlang.
Die ersehnte Stunde kommt und sie ist nah -
unser Massenschritt wird pauken: Wir sind da.

* traduzione olandese/flamminga

ZEG NOOIT

Zeg nooit dat je de laatste weg gaat,
Al bedekken onheilspellende wolken de heldere lucht,
Het uur waar we zo naar verlangen zal zeker komen
Onze dreunende stappen zullen klinken: wij leven.

Van het land waar palmen groeien
Tot het land van sneeuw
Komen wij, met ons leed, met onze pijn
En waar ons bloed gevloeid heeft
Daar zullen onze kracht en onze moed weer open bloeien.

De zon van morgen zal het heden overstralen,
Met de vijand zal de duisternis verdwijnen.
Maar komt er geen nieuwe dageraad
En zou de zon niet schijnen,
Dan zal ons lied als een parool klinken.

Niet met inkt, maar met bloed is ons lied geschreven,
Het is niet het lied van een vogel die in vrijheid zingt,
Maar bij het instorten van de muren
Heeft een volk gezongen met geweren in de hand.

Dus zeg nooit dat je de laatste weg gaat,
Al bedekken onheilspellende wolken de heldere lucht,
Het uur waar we zo naar verlangen zal zeker komen
Onze dreunende stappen zullen klinken: wij leven.

* traduzione russa

НИКОГДА НЕ ГОВОРИ

Никогда не говори - не позабудь! -
Что идешь ты в свой последний грустный путь.
Он придет, пробьет великий этот час -
Простучат шаги: "Мы здесь. Мы судим вас!"

От зеленых пальм до голубых снегов
Мы проходим с болью двадцати веков.
Где упала капля нашей крови - там
Мужество взойдет, рванется к небесам.

Утреннее солнце золотит наш день.
Сгинет враг, и сгинет даже вражья тень.
Если прояснится даль не до конца -
Сын узнает песню эту от отца.

Мы писали кровью, кровью не свинцом,
Это не синичка свищет над крыльцом.
Это в старом гетто скорбный наш народ,
Сжав в руках гранаты, песнь свою поет.

Никогда не говори - не позабудь! -
Что идешь ты в свой последний грустный путь.
Он придет, пробьет великий этот час -
Простучат шаги: "Мы здесь. Мы судим вас!"

* traduzione spagnola

NUNCA DIGAS

Nunca digas que esta senda es la final.
Acero y plomo oculta un cielo celestial.
Nuestra hora tan sonyada llegara,
redoblara nuestro marchar "!Henos aca!".

Desde las nieves a las palmas de Sion,
henos aqui con el dolor de esta cancion.
Mas donde nuestra sangre caiga o caera,
Nuestro valor, nuestro heroismo brotara.

La luz del alba nuestro dia alumbrara,
con el ayer al enemigo borrara.
Pero, si tarda, pasara nuestra cancion
como consigna de una a otra generacion.

Con sangre y plomo esta cancion escrita esta.
No es la de un pajaro que vive en libertad,
sino de un pueblo que entre muerte y destruccion
canto con armas en la mano esta cancion.

Y nunca digas que esta senda es la final.
Acero y plomo oculta un cielo celestial.
Nuestra hora tan sonyada llegara,
redoblara nuestro marchar "!Henos aca!".

* traduzione portoghesa

NÃO DIGA JAMAIS

Não diga nunca que este é o nosso último caminho
Ainda que as nuvens escondam o horizonte
Virá ainda a nossa hora tanto esperada
Ressonará o nosso passo ainda “estamos aqui”

Das terras de verdes palmeiras até as terras de brancas neves
Non viremos com a dor do nosso sofrimento
E onde caiu cada gota do nosso sangue
Ali mesmo florescerá a nossa coragem, o nosso heroismo

Esta canção foi escrita com o sangue, não com tinta,
não é uma canção de um pássaro livre
é escrita por um povo preso dentro de muros
e a cantou com o fuzil na mão

O sol da manhã iluminará como ouro o nosso hoje
E o nosso ontem desaparecerá com o nosso inimigo
Mas, ainda que o sol e a alvorada tardem
Como um mandamento, esta canção passará de geração em geração.

Não diga nunca que este é o nosso último caminho
Ainda que as nuvens escondam o horizonte
Virá ainda a nossa hora tanto esperada
Ressonará o nosso passo ainda “estamos aqui”
*


fonte: CANZONI CONTRO LA GUERRA
http://antiwarsongs.org/

*

Bella Ciao - ORIGINALE



BELLA CIAO

Una mattina mi sono svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi sono svegliato,
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna,
sotto l'ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno,
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

ΆΘΕΟΣ (άθεος -àtheos) è una parola greca?




ΆΘΕΟΣ (άθεος -àtheos) è una parola greca?

Una parola greca serve per tradurre il pensiero greco, romano e medioevale? Allora, se άθεος è una parola greca, io sono άθεος in questo senso del pensiero religioso greco, romano e medioevale!

Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2011
...
*
*
*

ΆΘΕΟΣ (άθεος -àtheos) é uma palavra grega?

Uma palavra grega serve para traduzir o pensamento grego, romano e medieval?
Então, se άθεος é uma palavra grega, eu sou άθεος neste sentido do pensamento religioso grego, romano e medieval!

Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2011

Invito: Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli II




INVITO

Incontro di Studio sul tema "Questioni di fine vita", in occasione della pubblicazione del volume di Massimo Villone, Il diritto di morire, Napoli, 2011

- Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli Federico II (Aula Pessina) - 2 febbraio 2012, ore 16,00".

http://www.giurisprudenza.unina2.it/

Corcovado, di TOM JOBIM nella voce di PAOLO FILIPPI



CORCOVADO
Tom Jobim

Um cantinho e um violão
Este amor, uma canção
Pra fazer feliz a quem se ama

Muita calma pra pensar
E ter tempo pra sonhar

Da janela vê-se o Corcovado
O Redentor que lindo

Quero a vida sempre assim com você perto de mim
Até o apagar da velha chama

E eu que era triste
Descrente deste mundo
Ao encontrar você eu conheci
O que é felicidade meu amor

O que é felicidade, o que é felicidade

*

Noam Chomsky: Gli Stati Uniti non sono una democrazia (English sot Italiano)

História da Advocacia: origens da profissão de advogado no direito romano, por Hélcio M. F. Madeira

Indico aos meus alunos e amigos esta

HISTÓRIA DA ADVOCACIA:

Origens da profissão de advogado no Direito Romano

de

Hélcio Maciel França Madeira

pela RT - Revista do Tribunais



domenica 15 gennaio 2012

Messaggio di Bertrand Russell ai posteri (English sub italiano)



BERTRAND RUSSEL ai posteri (English, sub Italiano)

mi piacerebbe dire due cose, una intellettuale ed una morale:

quella intellettuale che vorrei dire loro è questa:
...osserva sole ed unicamente quali sono i fatti...quali sono i fatti?

il messaggio morale che vorrei dire lor è molto semplice:
l'amore è saggio, l'´odio è folle
...se vogliamo vivere insieme e non ,morire insieme...
(Bertrand Russel, 1959)

----
Messaggio di Bertrand Russell ai posteri

(Bertrand Russell, grande filosofo e critico britannico sociale, apparve nel programma della BBC Face-to-Face nel 1959. Gli venne posta questa domanda di chiusura: "Cosa direbbe a una generazione che vivrà tra 1.000 anni a proposito della vita che ha vissuto e la le lezioni che ha imparato?
Nel video la risposta con sottotitoli in italiano ...)

She's got groove - Haaretz Daily Newspaper | Israel News

She's got groove - Haaretz Daily Newspaper Israel News

Aos Meus Irmãos Libertários da América Latina


AOS MEUS IRMÃOS LIBERTÁRIOS
DA AMÉRICA LATINA

Tenho muitos amigos na América Latina, especialmente, na América do Sul, mas, alguns se tornaram muito especiais e, entre os quais, os que vivem em Juína, Alagoinhas e Limoeiro, cujo afeto é para sempre: eles entenderam, sem titubear, que minha Torá é partilhada com quaisquer pessoas na Calçada, com Café, Bolo de Fubá, Amor e Música Popular, especialmente, a de Chico Buarque!
Eles entenderam (e por isso somos irmãos), sem espanto, que a minha Torá é libertária: é a Torá que formou Marx e Buber e é o Amor de Salomão por Sulamita!

Vindos das terras gauchas encontrei, então, nas terras amazônicas, dois professores, jovens professores, que entenderam o lecionar como um ato de irmandade, de encontro entre Literatura, Filosofia e Direito, entenderam que o Ensino se faz na Calçada, com Café, Bolo de Fubá, Amor e Música Popular, especialmente, a de Chico Buarque!
Eles entenderam (e por isso somos irmãos), sem espanto, que Lecionar é um ato libertário!

Tenho muitos amigos na América Latina que se tornaram irmãos, porque, juntos, somos libertários com Calçada, Bolo de Fubá, Amor, Música Popular, especialmente, a de Chico Buarque: são irmãos para sempre!

...e tenho muitos irmãos no mundo, de ventre e de sangue, que se tornaram estranhos, por confundirem religião e Torá, Ensino e comércio, e trocarem, finalmente, Calçada, Café, Bolo de Fubá, Amor e Chico Buarque por prisões irreparáveis da existência e porque, por desgraça, não entenderam, nem de longe, o que seja um "libertário"!

Pietro Nardella-Dellova, 2012

aos irmãos “para sempre” da América Latina, especialmente,
Mille Vitória , Wendel Oliveira , Kaio César , Roberto Carvalho , Jônatas Félix da Silva , Renata Lopes , Thiago Fabiano , Luiz Otávio Ribas , Rafael Guimarães, Láis Araujo, Manuela Araujo ...

Va bene!!

sabato 14 gennaio 2012

Alunos ou Bois (isto é, gado)?


ALUNOS ou BOIS (isto é, gado)?

Que a Educação na América Latina seja o espelho de sua história, nenhuma novidade.

Que a Educação na América do Sul seja a conseqüência imediata dos “coturnos” idiotizantes dos militares idiotizantes (tudo assim sem vírgula), nenhuma novidade.
Que a Educação no Brasil tenha se tornado objeto de comércio multifacetado (quero dizer, mil faces do mesmo monstro mercenário), nenhuma novidade.
Que o Ensino Jurídico tenha se tornado a galinha dos ovos de ouro de um sem número de aventureiros, empreendedores, garimpeiros, latifundiários do ensino, direta e indiretamente, vendendo ilusões e formando aquela classe de egressos “C”, nenhuma novidade.

Mas, fiquei surpreso mesmo ao saber que um curso latifundiário do ensino jurídico, que utiliza o nome do bandeirante Bartolomeu Bueno da Silva, resolveu, sob a omissão do MEC, demitir todos os professores (mais de 1000) porque tinham, pasmem, título de Mestre e de Doutor, ficando, apenas com os graduados ou especialistas.

Foram demitidos porque estudaram, pesquisaram, defenderam um tema e uma tese e receberam, com mérito, títulos de Mestre e Doutor!!!

Explico melhor: a surpresa não se refere à ação do curso latifundiário nem da omissão do MEC em face das demissões dos profissionais titulados, não!

Garimpeiros, Empreendedores, Vampiros, Extrativistas, Latifundiários (todos no Ensino) realmente fazem assim: a educação é um objeto de comércio!
Também não fiquei surpreso que nenhum dos milhares de alunos deste latifúndio não saiba que seu curso tenha o nome de um dos bandeirantes (também seria exigir muito deles em termos de história!)

O que me surpreendeu é que os alunos (ou seriam apenas matriculados?) nada fizeram, sequer ficaram incomodados com esta ação. Não esboçaram um movimento que, de longe, pudesse fazer compreender que são pessoas pensantes, alunos de verdade que buscam mais que um “diproma”: conhecimento!

A surpresa é saber que pessoas, após um vestibular de mentira, tornam-se bois. E bois são bois, isto é, gado: gado matriculado, marcado, emudecido, drogado, narcotizado, emburrecido, impermeável que vai, sem dúvida ao matadouro!

Pietro Nardella-Dellova, in ERGA OMNES, 2012

Santa Lucia Luntana, un classico da Beniamino Gigli revisto da Paolo Filippi, il Maestro siciliano



SANTA LUCIA LUNTANA
un classico da Beniamino Gigli
revisto da Paolo Filippi


Partono 'e bastimente
pe' terre assaje luntane...
cántano a buordo:
só' Napulitane!
Cantano pe' tramente
'o golfo giá scumpare,
e 'a luna, 'a miez'ô mare,
nu poco 'e Napule
lle fa vedé...

Santa Lucia!
Luntano 'a te,
quanta malincunia!
Se gira 'o munno sano,
se va a cercá furtuna...
ma, quanno sponta 'a luna,
luntano 'a Napule
nun se pò stá!
Santa Lucia, tu tiene
sulo nu poco 'e mare...
ma, cchiù luntana staje,
cchiù bella pare...
E' 'o canto d''e Ssirene
ca tesse ancora 'e rrezze!
Core nun vò' ricchezze:
si è nato a Napule,
ce vò' murí!

Santa Lucia!
Luntano 'a te,
quanta malincunia!
Se gira 'o munno sano,
se va a cercá furtuna...
ma, quanno sponta 'a luna,
luntano 'a Napule
nun se pò stá!
Santa Lucia,
Luntano 'a te,
quanta malincunia!

*

*

Biagio Antonacci - Lascia stare



LASCIA STARE
Biagio Antonacci

Lascia stare il mio parere
tanto c'è sempre qualcosa che viene a farmi male
piuttosto sciogli quei bei capelli
e lascia al vento il tuo tempo passato
…e non ti giustificare

Guarda che le cose che ti dico non si amano
se devi amare, devi amare me …

Qui non si diventa, non si inventa
Qui la parola chiave è casualità…

Ci morirei...ci morirei
su quel tuo corpo bianco e bello morirei
E tu lo sai...dio se lo sai
per questo spingi forte tanto da sfondare

E il mio cuore è elastico
e quando spingi troppo in fondo
restituisce con più forza e butta via
Questo so di te
Questo e forse mai di più....

Pochi anni
Che pochi sanno
La tua vita sfrattata a momenti
Ti era anche piaciuta
Stai pensando... elaborando …
E accompagni il dovere più grande che hai
A passi lunghi e stanchi

Guarda che le cose che ti dico non si amano
Se devi amare, devi amare me

Ci morirei...ci morirei
hai dentro al cuore sempre mille bolle blu …
Che volano
Che si posano
Su teste e fiori quando scoppiano sei tu

Col carattere che hai
Un pò ti spingi...un pò ti spegni
Quindi a fatica ti si raggiunge dove sei
Questo so di te
Questo e forse mai di più.

Ci morirei

Lascia stare
Lascia stare
Lascia stare
Lascia stare
Lascia stare

*

*

Pasolini: "Consumismo genocidio delle culture" [sub. english]




P.P. Pasolini:
"Il genocidio degli italiani": tratto da: Il Sabato, 24.04.1993, n. 17, pag. 3.: "

[---]
Dirò subito, e l'avrete già intuito, che la mia tesi è molto più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano. Essa ha come tema conduttore il genocidio: ritengo cioè che la distruzione e sostituzione di valori nella società italiana di oggi porti, anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa. Non è del resto un'affermazione totalmente eretica o eterodossa. C'è già nel Manifesto di Marx un passo che descrive con chiarezza e precisione estreme il genocidio ad opera della borghesia nei riguardi di determinati strati delle classi dominate, soprattutto non operai, ma sottoproletari o certe popolazioni coloniali. Oggi l'Italia sta vivendo in maniera drammatica per la prima volta questo fenomeno: larghi strati, che erano rimasti per così dire fuori della storia -la storia del dominio borghese e della rivoluzione borghese- hanno subito questo genocidio, ossia questa assimilazione al modo e alla qualità di vita della borghesia. Come avviene questa sostituzione di valori? Io sostengo che oggi essa avviene clandestinamente, attraverso una sorta di persuasione occulta. Mentre ai tempi di Marx era ancora la violenza esplicita, aperta, la conquista coloniale, l'imposizione violenta, oggi i modi sono molto più sottili, abili e complessi, il processo è molto più tecnicamente maturo e profondo. I nuovi valori vengono sostituiti a quelli antichi di soppiatto, forse non occorre nemmeno dichiararlo dato che i grandi discorsi ideologici sono pressoché sconosciuti alle masse (la televisione, per fare un esempio su cui tornerò, non ha certo diffuso il discorso di Cefis agli allievi dell'Accademia di Modena).

(...)
Ecco l'angoscia di un uomo della mia generazione, che ha visto la guerra, i nazisti, le SS, che ne ha subito un trauma mai totalmente vinto. Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle SS: e vedo così stendersi sulle nostre città l'ombra orrenda della Croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, parlare

(su Rinascita, 27 settembre 1974).".

A. Gramsci - Odio gli indifferenti



"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

Muito Piolho, Confete e Nenhuma Educação (sem tradução)

immagine della Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Zürich, Svizzera




MUITO PIOLHO, CONFETES E NENHUMA EDUCAÇÃO
(SEM TRADUÇÃO)

(...)


Quando qualquer país investe para valer em Educação, sobretudo, básica, fundamental e média, precisa esperar mais 50 anos para sentir a mudança intelectual e os resultados em suas ciências;


Qualquer país que tenha um passado jesuítico, extrativista, escravista, patriarcal, golpista, café com leite, fascista, ditatorial, escapista e não tenha investido (nem queira investir) para valer em Educação básica, fundamental e média, poderá até ser rico, vender muito, arrecadar muito, desenvovler um grande comércio internacional e será, assim mesmo, um rico burro, estúpido e fadado a morrer na praia (ou nos milhares quilômetros de praia) ou, ao menos, não conseguir preencher vagas de seu Judiciário por absoluta ignorância e deformação educacional.


Um país que vende diplomas universitários pelas mãos das Privadas (ressalva feita aos projetos particulares estupendos e comprometidos), enganando-se a si mesmo, enganando os números oficiais, enganando o mundo, não terá, nunca, asas para voar nem fôlego para mergulhar em quaisquer ciências, tecnologias e humanidades: será, portanto, o quintal do mundo e o terreiro de qualquer espírito danado!


E, então, se a glória de um país realmente depende apenas de futebol e bundas, ambas as glórias terminarão no gramado, digo, na grama!



Educação não se inventa, realiza-se no vagar do tempo de, pelo menos, duas gerações! Um país educado não discursa, faz!


(...)



Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2012

venerdì 13 gennaio 2012

Israele e Palestina: è possibile? si, è possibile!


ISRAELE e PALESTINA:
È POSSIBILE?
SI, È POSSIBILE!

(Gruppo Martin Buber: Due Popoli...Due Stati, Roma/Milano)

... Il Gruppo Martin Buber-Ebrei per la pace, costituitosi a Roma nel 1988, si ispira al filosofo ebreo d'origine viennese, emigrato in Palestina nel 1938: un uomo sempre attento al dialogo e all'incontro con “l'altro”, elementi per lui distintivi delle relazioni umane. Sul piano politico questo si tradusse nell'invocare con acuta preveggenza la necessità del dialogo e della conciliazione fra ebrei e arabi in Israele e Palestina. Il riconoscimento reciproco del diritto del popolo israeliano e di quello palestinese alla propria esistenza nazionale e la ricerca di una soluzione negoziata del conflitto basata sul principio “due popoli-due stati” sono quindi i principi alla base dell'attività del Gruppo

http://www.martinbubergroup.org/

*

Brasil I (Carnaval - Carav. Santa Maria)


BRASIL I
(Carnaval - Carav. Santa Maria)

(...)
então,
estes são os típicos policiais militares no Brasil,
"preparados" para a truculência
contra "brasilianos" e "brasilienses",
a mando, sempre,
dos "brasileiros" (...)

obs.: no detalhe,
o policial militar (a mando dos brasileiros),
lança spray de pimenta
sobre a garotinha
(que é brasiliana ou brasiliense)

Dos brasileiros, que mandam neles,
estes soldados beijam as mãos;
...enquanto, mantêm, esmagados sob coturnos,
os brasilianos e brasilienses (incluindo crianças, mulheres, idosos, estudantes, favelados, usuários de drogas, entre outros párias...)


Entendeu?
(...)

Pietro N-Dellova (Eu mesmo)

(o texto está no meu Blog!!)

Brasil II (Futebol - Carav. Pinta)


BRASIL II
(Futebol - Carav. Pinta)

(...)
Então,
estes são brasilianos ou brasilienses,
presos por roubarem, comumente, galinhas,
não têm advogados,
não têm dignidade jurídica nem tribuna,
não têm direitos,
não têm nada
e apodrecerão nestas prisões feitas,
desde o começo do Brasil,
por brasileiros
contra brasilianos e brasilienses!
(...)

Pietro N-Dellova (eu mesmo)

(texto no meu Blog)

Brasil III (sexo - Carav. Nina)


BRASIL III
(sexo - Carav. Nina)

(...)
Então,
aqui estão os Parlamentares do Brasil,
"a maioria" é de brasileiros
(ou representantes apenas dos brasileiros)
e são livres
para roubar o Brasil inteiro,
têm e compram os advogados que querem,
têm todos os direitos, inclusive de se manterem no Parlamento,
não têm dignidade originária nenhuma, mas usam a tribuna à vontade,
(têm dignidade jurídica)
têm tudo o que quiserem
e, rindo como hienas, apodrecerão "o Brasil",
como fazem desde a
"Carta de Pero Vaz de Caminha".
São os mesmos
que fazem as prisões para brasilianos e brasilienses
apodrecerem!

p.s.:
1) há muitos ali que são "brasilianos ou brasilienses,
íntegros e militantes de verdade,
mas, por burrice ou ignorância dos mecanismos do Poder,
omissão, imperícia, imprudência ou negligência,
mantêm, sempre, os mesmos “brasileiros”
à frente do Poder.

2) há muitos ali que são ótimos, militantes, lúcidos e combativos, mas seu número é inexpressivo, pois a maioria dos “brasilianos e brasilienses” não sabe, ainda (e isso fica claro a cada eleição parlamentar) a diferença entre “brasileiros”, “brasilianos” e “brasilienses”

Pietro Nardella-Dellova (eu mesmo)

(texto no meu Blog)

Brasil IV (para segurar a onda de Santa Maria, Pinta e Nina e respectivos "fakes"


BRASI IV
(Para segurar a onda de Santa Maria, Pinta e Nina e respectivos “fakes”)

Procuram-se Estudantes para Brasil (para o futuro), que não sintam tesão e irresistível atração por resumos, sinopses, colagem, celulares e, desnudos de inteligência, babem em festas sem fim!

Estudantes militantes, procuram-se!
Que consigam ao mesmo tempo devorar livros e fazer sexo, beijar de língua falando de política e gozar, gozos multifacetados, com a liberdade de quem conhece História, Direito, Filosofia, Sociologia, Economia, Literatura e Geografia!
Estudantes de quaisquer áreas que sintam vergonha, ao menos, por não conhecerem História,
Direito,
Filosofia,
Sociologia,
Economia.
Literatura
e Geografia!
Procuram-se Estudantes que não sejam “fakes”!

Procuram-se Advogados para o Brasil (de hoje) que não olhem para quem deles precisar como se os mesmos fossem “frango assado” (tipo papa léguas e coyote);
Procuram-se Advogados que, inicialmente, conheçam - e bem - o Sistema Jurídico, inclusive nas entrelinhas, mas que tenham deixado páginas e páginas de Direito, História, Filosofia, Sociologia, Economia, Literatura e Geografia, reviradas, riscadas, anotadas, marcadas – e que jamais tenham lido quaisquer resumos ou sinopses!
Procuram-se Advogados que saibam falar e escrever e que nunca tenham plagiado alguém, nem usado o nome de alguém.
Advogados que saibam, não apenas teoricamente, mas, na prática, a diferença entre “Leis” e “Direito”, entre seres humanos e clientes, entre desespero e necessidade, entre injustiça e tempo, entre vida e morte!
Procuram-se Advogados que não sejam “fakes”!

Procuram-se Juízes que saibam tudo o que estes Advogados souberem e que nunca, nunca mesmo, tenham medo da Eliana Calmon!
Juízes que saibam a diferença entre “amanhã” e “hoje” e que nunca, nunca mesmo, permitam aos cartorários redigirem suas sentenças!
Juízes que não sejam “fakes”, procuram-se Juízes que não sejam “fakes”, desesperadamente!

Procuram-se Promotores, Procuradores e Delegados de Polícia que saibam tudo o que estes Advogados souberem e que saibam, ainda, tudo o que estes Juízes pensarem, além de terem a exata noção entre o que seja “público” e “privado”!
Procuram-se Promotores, Procuradores e Delegados de Polícia que não freqüentem tanto lojas de ternos, mas entrem, insistentemente, nas favelas, ocupações, prisões, cadeias e setores de licitações!
Promotores, Procuradores e Delegados de Polícia que não sejam “fakes”

A diferença entre os Estudantes, Advogados, Juízes, Promotores, Procuradores e Delegados de Polícia que se procuram, urgentemente, e os “fakes”, que existem aos montões, é que aqueles conhecem profundamente Direito, História, Filosofia, Sociologia, Economia, Literatura, Geografia e amam, com certeza, Mário Quintana, enquanto estes, conhecem bem e “invejavelmente”, resumos, sinopses, colagens, celulares e outras tecnologias e amam, lógico, Steve Jobs!

© Pietro Nardella-Dellova, 2012
*
*

giovedì 12 gennaio 2012

GODIMENTO E LIBERTÀ


GODIMENTO E LIBERTÀ

(...)
cara, vieni,
facciamo l'amore,
baciando e godendo per tutta la notte,
vieni
volare da una stella all'altra,
ruggendo come una fiera,
strappando le lenzuola,
spingendo i libri dal tavolino...
Dai,
rotolare sulla terra,
e poi lasceremo il nostro profumo
d'amore
libero e umano
stamparsi in ogni angolo, parete e mobile,

ma, prima del diritto al pieno godimento,
libera gli uccelli e le colombe
della prigione!
(...)

(c) Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2012

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*
*
GOZO E LIBERDADE


(...)
Querida, venha,
façamos amor,
beijando e gozando por toda noite,
venha
voar de uma estrela a outra,
urrando como uma fera,
rasganzo os lençóis,
empurrando os livros da mesa...
Venha,
rolar sobre a terra,
e depois deixaremos nosso cheiro
de amor
livre e humano
imprimir-se em cada canto, parede e móvel,

mas, antes do direito ao pleno gozo,
liberta os passarinhos e pombinhas
da prisão!
(...)

(c) Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2012
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Onore a Marx, Engels, Bakunin, Proudhon, Gramsci e Che Guevara, ma NONM CONFONDERE


ONORE
A MARX, ENGELS, BAKUNIN, PROUDHON, GRAMSCI e CHE GUEVARA,
ma NON CONFONDERE...

Cari amici europei e latinoamericani, cerchiamo di capire un cosa troppo importante:

Attenzione a non confondere mai, i comunisti Marx ed Engels con i sanguinari Lenin, Stalin e la spazzatura sovietica!
Attenzione a non confondere mai, i libertari Bakunin e Proudhon con gli idioti che sbavano per le strade, non sapendo il prezzo di un tozzo di pane!
Attenzione a non confondere, mai, Gramsci con la sinistra degli idioti che hanno dato l'Italia alla destra come regalo, senza essere mai stato un solo giorno in prigione!
Attenzione a non confondere mai, Che Guevara con questi governi totalitari e traditori che portano il loro popolo latinoamericano al pozzo profondo e, tanto meno, con i capi religiosi islamici!

Marx, Engels, Bakunin, Proudhon, Gramsci e Che Guevara volevano, hanno scritto e combattuto per un mondo libero: liberato e umano!

Lenin, Stalin, la spazzatura sovietica, gli idioti, che sbavano, la sinistra italiana stupida, i governi traditori della sinistra latinoamericana e i capi islamici, pensarono, e creano ogni giorno, un mondo di merda e di sangue!

© Pietro Nardella-Dellova, 2012
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HONRA
A MARX, ENGELS, BAKUNIN, PROUDHON, GRAMSCI e CHE GUEVARA
mas, NÃO CONFUNDA
...

Caros amigos europeus e latino-americanos, entendamos uma coisa muito importante:

Não confunda, nunca, os comunistas Marx e Engels com os sanguinários Lênin, Stalin e o lixo soviético!
Não confunda, nunca, os libertários Bakunin e Proudhon com os idiotas que babam pelas praças, não sabendo, sequer, o preço de um pedaço de pão!
Não confunda, nunca, Gramsci com a esquerda dos idiotas que entregaram a Itália à direita como presente, sem nunca terem ficado um só dia na prisão!
Não confunda, nunca, Che Guevara com estes governos totalitários e traidores que levam seus povos latino-americanos ao poço profundo e, muito menos, com líderes religiosos islâmicos!

Marx, Engels, Bakunin, Proudhon, Gramsci e Che Guevara, queriam, escreveram e lutaram por um mundo livre: liberto e humano!

Lenin, Stalin, o lixo soviético, os idiotas da esquerda burra, os governos traidores da sinistra latino-americana e os líderes islâmicos pensaram, e criam a cada dia, um mondo de merda e de sangue!

(c) Pietro Nardella-Dellova, 2012
*

Filhas (tradotto del testo GIGIA e GIGI)

FILHAS

(tradotto del testo GIGIA e GIGI)

(...)
Ah, babbino mio, nasceram, também, nestes últimos tempos, Gigia e Gigi, minhas filhas, duas meninas plenas de graça, música, flores e risos, que vocês não puderam conhecer (mas, sei que podem!).
De
Olhar tênue
E cantos constantes
Cresce esta menina entre brincos tantos,
Repleta de instantes
Floresce entre bênçãos e afina a alma ao mar de tudo...
E, eu, quase mudo, indico um caminho
De areia e Poesia – da Poesia que vem do mar,
Do lúdico,
Do verso dos sóis musicais,
Então vai, menina de folhas coloridas
Que vem andando na calma da brisa
E, às vezes, pulando sobre os ombros em festa,
Porque no sorriso aberto
Com o céu descoberto em arco-íris
Seus dias serão água – água de fonte,
E serão luz
E
Serão
Abrigo.
Estas meninas conhecem vocês, babbino, pelo nome, e foram abençoadas pelas suas mãos nas minhas continuada, diante da mesma Torá e da mesma simplicidade.
Seus
Passos,
às vezes, frágeis,
Espelham primeiras descobertas em pátios estranhos
De seu berço, olhando para janelas abertas,
Com olhar singular
E firme para um futuro,
Além do mar, derrubado o muro, e grades,
Para voar.
E quando
Terminar o dia, ainda assim será luz!
E agite o braço, e fale, e grite!
E seja, assim,
Filha, em qualquer instante,
Dizendo seu nome e a beleza
De sua alma
Que

brilha!
Então, para as formiguinhas do quintal essas duas dizem: “tutto bene formichine?”. E lhes dão casquinhas de biscoito. Para as florzinhas daqueles pequenos vasos, elas dizem: “buongiorno fiorini!”. E lhes fazem um carinho.
E todos os dias, ao entrarem ou saírem, tocam carinhosamente a Mezuzá, cantanto com um sorriso que lhes não cabe nas faces.
(...)

© Pietro Nardella-Dellova, in FILHAS. A MORTE DO POETA NOS PENHASCOS E OUTROS MONÓLOGOS. Ed. Scortecci, 2009, pág 27-28

(tradotto del testo FIGLIOLE)
*

l'Educazione nell'arte di disegnare della mia piccola Gigia

disegno di Gigia Dellova

olhando de longe, enxergando de perto, para não dizerem que me esqueci do Brasil e de São Paulo


Olhando de longe, enxergando de perto, para não dizerem que me esqueci do Brasil e de São Paulo:

Polícia e, sobretudo, militar (incluam-se por vontade própria os guardas municipais) não combinam (ontem, hoje e nunca) com Estudantes de quaisquer níveis e, muito menos, com usuários de drogas!

Para os Estudantes não se mostram revólveres e cacetetes, mas Livros e Gizes, enquanto que, para usuários de entorpecentes se oferecem tratamento, proteção, inclusão e clínicas públicas!

Lógico, há controvérsias,
digo, há um modo diferente de pensar,
digo, de agir,
digo, de mostrar ao mundo quais são as políticas públicas e sociais de um Prefeito e Governador sem cérebro nem inteligência!

Pietro N-Dellova,
olhando de longe, enxergando de perto, para não dizerem que me esqueci de São Paulo.
*
*

SALVE L'AMERICA LATINA



SALVE L'AMERICA LATINA !!!


E, antes que a América Latina enlouqueça, é bom lembrar que Proudhon, Bakunin, Engels, Marx, Trotsky, Gramsci, Rosa de Luxemburg e Che Guevara, não combinam com religião alguma, muito menos, com o Islamismo radical e, nunca, de forma definitiva e cabal, com o regime teocrático, patriarcal e opressor dos Aiatolás e de sua besta fera iraniana, Armadinejad!

e nem falarei das mulheres apedrejadas!

O resto é apenas conversa de petróleo e ópio ou resmungos de quem, por incapacidade ou preguiça, não leu meia dúzia de folhas de quaisquer destes pensadores!


Pietro N-Dellova 2012
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*
*
E prima che l'America Latina diventa pazza, è buon ricordare che Proudhon, Bakunin, Engels, Marx, Trotsky, Gramsci, Rosa Luxemburg e Che Guevara, non combinano con qualsiasi religione, tanto meno con l'Islam radicale e mai, in modo definitivo e completo, con il regime teocratico, patriarcale ed oppressivo degli ayatollah e la loro bestia iraniana: Armadinejad!


ed oggi non parlerò delle donne lapidate !

Il resto sono solo parole di petrolio e dell'oppio o gemiti di coloro che, per incapacità o pigrizia, non ha letto mezza dozzina di pagine di uno di questi pensatori!

Pietro N-Dellova 2012

*

TIMORI (medos)

TIMORI

(...)
tu non devi aver paura
di essere umano e vivere: ma di esser angelo senza sesso;
non devi aver paura di tutto quello che desiderare:
ma paura di non sentire nulla che sia umano;
ed infine, non devi aver paura
della terra,
dell'acqua,
dell'aria,
e del fuoco
e delle passioni create degli uomini e delle donne:
solamente la paura del paradiso,
perché è questo il vero inferno umano!
(...)

© Pietro-Nardella Dellova, in LA MORTE DEL POETA ,

Ed. Scortecci, 2009 (Cultura Libr.)

*
*

MEDOS

(...)
não tenhas medo de ser gente e viver:

tenha medo de ser anjo sem sexo;
não tenhas medo de tudo o que sentires:
tenha medo de não sentires nada do que seja humano;
e, enfim, não tenhas medo
da terra,
da água,
do ar,
do fogo
e das paixões feitas de gente:
tenha medo do paraíso,
porque é este o verdadeiro inferno humano!
(...)

© Pietro Nardella-Dellova, in A MORTE DO POETA NOS PENHASCOS E OUTROS MONÓLOGOS, Ed. Scortecci, 2009 (Livraria Cultura)

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martedì 10 gennaio 2012

da IGNORÂNCIA MÓRBIDA ou, A MESA ESTÁ POSTA !


DA IGNORÂNCIA MÓRBIDA ou,
A MESA ESTÁ POSTA !!!
por Pietro Nardella-Dellova

Todo processo de desenvolvimento social ou individual passa, necessariamente, por relações dialéticas, ou seja, para que se alcancem novos postos no conhecimento humano, os vários saberes até aqui conquistados devem entrar em tensão, em um confronto saudável, cujo resultado é um avanço, ainda que apenas conceitual (mas, mesmo assim, um avanço).

Oxalá, pudessem os conhecimentos, integrados – e avançados - concretizar-se em conquistas, em realizações à humanidade, como um todo. Humanidade é um termo amplo e complexo demais? Va bene, pudessem realizar-se para benefício da sociedade ou de um bom e suportável contrato social.

A idéia de desenvolvimento é que, a cada geração, novos avanços se observassem e todos pudessem, afinal, desfrutar de alguma coisa boa. Mas, para esse resultado, tudo o que se tem à mão deveria sinalizar o caminho – sempre para adiante! É como fazer uma determinada trilha em lugar desconhecido, em que, a cada espaço percorrido, vai-se marcando o caminho com fitas amarradas nas árvores e plantas.

Após o percurso de anos (décadas mesmo) o que se percebe é o andar em giros, não em torno de um determinado ponto, mas ao léu, em um tempo de cegueira (com os méritos a Saramago!!!)

Não há caminho de volta e não há caminho de ida, nem tanto porque o caminho (ou estrada) não foi sinalizado, mas por uma razão ainda mais dramática (o termo me parece oportuno), pois, há um culto desqualificado, uma excitação incompreensível, um estado de comunhão com o desconhecimento e fumaças da estrada. Para muitos (quase todos!) é bom estar idiotizado, sem rumo, sem alcance e sem meta!

Assim como ocorre com o peso (refiro-me ao corpo humano) em que se chega a um ponto de “obesidade mórbida”, diante da qual nenhuma esteira ergométrica funciona, exercícios e sopinhas – exceto a cirurgia, ocorre, também, com o estado de ignorância mórbida.

Ignorância mórbida é aquele estado, diante do qual, nenhum grito, reunião, clamor, encontro, seminário, exames, testes, provas, aconselhamento, sentença, embargo e outros meios de “tentativa de comunicação”, funciona razoavelmente!

A ignorância do próprio estado de ignorância levou ao desmanche do diálogo (ou possibilidade de diálogo) e, giramos, então, sem sinalização no caminho (trilha ou mata fechada).

E, bem pior que o estado de ignorância do próprio estado de ignorância, é o processo pelo qual todos (ou a maioria) vive (diria, existe), ou seja, alimentando-se da própria ignorância. O grande “deus” excitante da atualidade é mesmo o “deus ignorância” que, como outros deuses pagãos, vai exigindo, cada vez mais, sacrifícios humanos (e desumanos!), cultos, estado de sonolência, resumos, sinopses, plágios, energia e a vida toda...

É a ignorância básica em relação à organização social e política. Ignorância básica em relação à história. Ignorância básica em relação ao estelionato religioso (em cada esquina, praça, estádio e canal de televisão). Ignorância básica em relação ao mundo (ou submundo) jurídico. Ignorância básica em relação aos governos. Ignorância básica em relação aos relacionamentos humanos (principalmente, o sexual). Ignorância básica em relação ao toque feminino e seu poder criativo. Ignorância básica em relação aos processos de humanização do mundo. Ignorância básica em relação à educação dos filhos. Ignorância básica em relação à higiene pessoal (e social). Ignorância básica em relação à Ética. Ignorância básica em relação à ignorância básica!

Por isso mesmo, idiotas eleitos (ou não) se tornam chefes de nossas casas. Por isso mesmo, o número de religiosos, fanáticos, fundamentalistas, esotéricos e outros drogados, aumenta, quando deveria diminuir, vivêssemos um tempo de clareza e conhecimento. E, proporcionalmente, aumenta o número de líderes religiosos, estelionatários, curandeiros, exorcistas e de outros mentirosos, como resultado direto da crescente massa disforme que azurra apenas entre um curral e outro, cambaleia entre uma seringa e outra e termina em pó.

Por isso mesmo, as rezas são ensinadas, reinventadas, copiadas, projetadas, musicadas, vendidas, alugadas, plagiadas, modificadas, cada vez mais, quando deveríamos simplesmente viver sem rezas (pois foi isto que o Eterno determinou: vida!).

Por isso mesmo, o mundo jurídico tornou-se uma caixa vazia ou um conjunto de instrumentos desafinados e desarmônicos (inclua-se aí, com veemência, o Ensino Jurídico, igualmente vendido em cada esquina por contratos leoninos).

Por isso mesmo, não há projeto político e os candidatos parecem, sempre, coveiros exemplares. Por isso mesmo, os relacionamentos são (e cada vez mais) um processo de autodestruição, vampirismo e virtualidades. Por isso mesmo, nossos filhos estão entregues, geralmente, nas mãos de genocidas.

Por isso mesmo, estamos em um tempo de “máscaras e álcool gel”. Por isso mesmo, perdemos nossas vidas em uma “existência” idiotizada na ignorância e na falta de ação!

Va bene. Que os vírus dos porcos mexicanos, e os vírus das galinhas chinesas, e os vírus dos produtores de álcool, e os vírus dos pecuaristas, e os vírus da Internet, e os vírus de todos os legislativos, e os vírus de todos os executivos, e os vírus jurídicos, e os vírus dos laboratórios, enfim, que todos os vírus dos vírus sociais, coloquem, ainda mais, máscaras sobre as máscaras da ignorância, e matem todos, embriagados no álcool gel. Enfim, a mesa está posta: coma-se merda, pois milhões de moscas não podem estar enganadas!

Setembro, 2009 (12 Elul, 5769 – Ki Tavô Devarim 26:1 - 29:8)

© Pietro Nardella-Dellova. Mestre em Direito pela USP. Mestre em CRE pela PUC/SP. Pós-graduado em Direito Civil e em Literatura. Bacharel em Direito e Licenciado em Filosofia. Membro da UBE – União dos Escritores. Autor dos livros AMO (89), NO PEITO (89), ADSUM (92) e FIO DE ARIADNE (org./co-aut., 94) e, por último, A MORTE DO POETA NOS PENHASCOS E OUTROS MONÓLOGOS (Ed. Scortecci, 2009, Livraria Cultura), das traduções FILOSOFIA DEL DIRITTO PRIVATO (de P. Cogliolo) e GIUSTIZIA (de Z. Zini), bem como, das teses A PALAVRA COMO CONSTRUÇÃO DO SAGRADO (PUC/SP) e A CRISE SACRIFICAL DO DIREITO (USP). Professor e Consultor de Direito

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lunedì 9 gennaio 2012

DO SILÊNCIO OU, DIÁLOGO COM UMA PESSOA QUE SE MOVIMENTA EM DIREÇÃO AO JUDAÍSMO

La porta della Sinagoga Scuola, Quartiere Ebraico, Lazio, Italia


DO SILÊNCIO OU, DIÁLOGO COM UMA PESSOA QUE SE MOVIMENTA EM DIREÇÃO AO JUDAÍSMO

ב״ה

E, então, uma pessoa me procurou, pois ela vinha em direção ao mundo judaico e, por isso mesmo, enchendo-se de satisfação manifestou sua vontade de conhecer o Judaísmo para encontrar D’us, quiçá, vislumbrar um caminho e vencer o mal (ou Mal, a como está mais acostumado)...

Mas, porventura, -perguntei a ele- já te ocorreu que HaShem (ou D’us, se quiser) não quer (e nem pode) ser encontrado? Por acaso, já pensou na possibilidade do Judaísmo não ser um caminho nem te dar certeza alguma sobre um mundo que não será alcançado? Pensou, ainda, que, na formação judaica, não há preocupação nenhuma com o mal ou o bem (ou Mal e Bem, se quiser) e nem há teologia alguma a ser apreendida? Pensou nisso?

Pois bem, no Judaísmo não estudamos, não procuramos e nem vendemos HaShem. O Judaísmo não tem por escopo o encontro com Ele. Não podemos dizer nada sobre o Mal ou o Bem, vez que, personificados, são fantasias persas, gregas e medievais - para nós, ao contrário, é um todo indivizível e orgânico. Mas, apenas, ocupamo-nos (nunca nos pré-ocupamos) dos comportamentos bons ou maus, das escolhas boas ou más.

No Judaísmo, não nos projetamos em um mundo futuro e, sendo futuro (se o for), virá natural, independente e dentro do que HaShem possa pretender... Não há mágicas, não há fórmulas nem rezas que possam modificar os tempos, os ciclos e os Elohim (as Forças da Creação)! (creação e não criação).

E, assim, sem futuro nem surpresas, aprendemos a olhar nossas mãos, nossos pés, nossos olhos, nossos ouvidos, nosso corpo, nossos sentimentos, nossos conhecimentos e tudo aquilo que se nos chega para realização. Ensinamos aos nossos filhos que um precipício é mesmo um precipício (e não um conceito).

Ensinamos que um jardim é mesmo um jardim (e não uma fantasia). E deixamos claro que, sobre nossa mesa, um pão deve ser justo, feito por mãos justas e adquirido com recursos justos, pois, ao pronunciarmos alguma palavra (entre nós) não o fazemos para agradecer (pois filhos não agradecem a seus pais), mas, ao menos as pronunciamos para abençoar o Nome de HaShem, a fim de termos certeza de que aquele pão não tem outra origem senão a de justiça, bondade e leveza...

Ensinamos, também, que um inimigo é mesmo um inimigo (um inimigo sempre!) E o melhor para nós, é que o inimigo esteja bem, tranqüilo, ocupado (muito ocupado) e que more longe de nossas casas, longe mesmo! Mas, o inimigo não é “alguma coisa” caída do “céu”, um ser sobrenatural, um revoltado em “bereshit” ou um ente espiritual com desejos sexuais. O inimigo tem mãos e pés, tem fome e sede, tem visão e olfato, assim como nós. Mas, ele, o inimigo, não tem mesa nem pão justos, não tem limites nem conhece princípios. Diferente de nós, quando ele tem fome, devora sem medida nem critério.

Por isso, lança as mãos e avança seus pés, não se importando com este ou com isso. E quando vê ou percebe alguma coisa, o inimigo quer para si, em um incontrolável desejo mimético, arrebatador, destruidor e fatal. Por isso, sempre desejamos que nossos inimigos tenham tudo, ocupem-se bastante e fiquem muito cansados, a fim de que se esqueçam de nós, dos nossos portões, dos nossos bens, dos nossos filhos e de nossas vidas. Mas, nós, que não sabemos nada dos seus portões, dos seus bens e dos seus filhos, todavia, não nos esquecemos deles, nunca nos esquecemos que são inimigos que devem, todavia, viver...).

No Judaísmo não discutimos conceitos teológicos, não defendemos dogmas religiosos, não buscamos fiéis ou infiéis, não levamos ninguém para a Sinagoga, não formamos missionários. Não desprezamos nem aprovamos a religião de outrem, pois o Judaísmo é o nosso melhor silêncio, um singular e respeitoso silêncio. E, assim, nunca estamos nas praças ou esquinas (nem nos palcos). O palco não é, de fato, para judeus...

Ao contrário, estamos envolvidos com o nosso suor, com os nossos livros, com as nossas Sefirôt. Mas, não estudamos o Eterno e sequer pronunciamos o seu Nome! Não pedimos nada a Ele, entretanto, com um profundo e respeitoso sentimento de gratidão e reverência, abençoamos seu Nome, todas as manhãs e todas as tardes e, ao anoitecer, olhamos para nossos filhos, cobrindo-os ternamente e lançando-os na Presença de HaShem...

Amamos festas, contamos no dedo os dias que faltam para a próxima festa e o que devemos fazer para que elas sejam alegres, maravilhosas e humanas. Nossas Festas não projetam nada de mágico para o futuro nem devem ser lidas como profecias.

Nossas Festas são apenas Festas de memória, com as quais, contamos a nossa história (para os nossos filhos). Sim, meu caro, com elas contamos a nossa própria história, por isso mesmo, há milênios fazemos o mesmo pão da amargura e cativeiro, e não comemos, naquele período, fermentos para não nos esquecermos de que sair da escravidão é um ato apressado, um ato que não permite conforto nem reflexão - um ato decidido.

Não temos nenhuma vergonha de dizer, em nossas Festas, que fomos escravos! Comemoramos nossas colheitas, o nosso momento de constituição integral no Sinai, e comemoramos nossos novos períodos de trabalho, muito trabalho, lembrando-nos das más ações, dos maus comportamentos em um ciclo completo, das privações, das cabanas (nas quais moramos).

Ademais, lembramos dos momentos em que nossos inimigos destruíram nossos palácios, nossos altares e, de como, fortalecidos em nossos princípios, livramo-nos deles, lutando, lutando muito, com espadas, garfos e pedras (reais). Lembramos do nosso estado em terra estranha e dos governos babilônicos, persas, romanos, católicos, luteranos, nazistas, fascistas, britânicos, que tentaram nos apagar da história, e de como pessoas do nosso povo, de carne e ossos (homens e mulheres) mantiveram seus propósitos claros, seu amor inabalável e, com sabedoria, utilizaram tudo o que haviam aprendido em casa, com seus pais e irmãos, para decidirem por alguma coisa, para fazerem alguma coisa e definirem que não temos que desaparecer da terra.

Nossos dias não são ocupados, integral e tresloucadamente, com lufa-lufa continuado. Não! Nós paramos, sim, há um dia, deliciosamente especial, em que paramos para comer um pão trançado, feito por uma mulher amável e satisfeita com HaShem. Paramos para beber o vinho, comer frutas, doces e mel, para cantar com nossos filhos e filhas e, de mãos dadas, dançarmos, cutucando cada um deles, fazendo-lhes cócegas, dando gargalhadas e cheirando seus cabelos.
Também, paramos, neste dia, para nos encontrar com outras pessoas a quem amamos, os nossos amigos que, como nós, comeram do seu pão trançado, feito por suas mulheres amáveis e satisfeitas com HaShem, e beberam do seu vinho e comeram frutas, doces e mel, e cantaram com seus filhos e filhas e, de mãos dadas, dançaram com eles, e os cutucaram, e lhes fizeram cócegas e deram gargalhadas, e cheiraram seus cabelos... Por isso mesmo, quando mais pessoas amigas estão juntas, todas sabem o que é pão trançado, vinho, doces, mel, filhos, filhas, mulheres amáveis e satisfeitas com HaShem, risos, gargalhadas e os motivos, todos os motivos, de não querermos trabalhar neste dia...

Entretanto, quando um dos nossos amigos trabalha neste dia, e não podemos vê-lo em nossos encontros, isso não nos aborrece nem encanta. De fato, não mandamos nenhum espia em sua casa, nenhum missionário e, muito menos, um profeta! Não investigamos nosso irmão nem nossa irmã, pois, no Judaísmo, cada qual é responsável por si mesmo e, assim como as letras do alfabeto hebraico, cada qual vale por si mesmo, tem seu peso e sua medida (que ninguém procura conhecer, pois é a medida indecifrável de cada um).

A responsabilidade, em nós, alcança níveis de grandeza e profundidade, de peso e substância, mas ela é individual, singular e intransferível. Desde a tenra idade somos esclarecidos no comportamento, somos ensinados no exemplo de nossos pais e de nossas mães (sim, no Judaísmo conhecemos bem as palavras pai e mãe!).
Aprendemos a fazer, a concretizar, a transformar um tijolo em castelo, uma página em biblioteca e, assim, somos exercitados continuamente ao aprofundamento, ao estudo e à busca pelo saber. Freqüentamos mais lojas de livros usados que restaurantes...

Desenvolvemos, assim, naturalmente, o respeito por aqueles que, eventualmente, sejam nossos mestres, nossos professores. Porém, eles não são nossos guias espirituais, não são nossos pastores nem nos conduzem a lugar algum. São mestres que nos ensinam a Torá e o Talmud, e que nos incentivam a ensinar a Torá e o Talmud, transformando-nos em mestres e professores, que ensinam a Torá e o Talmud...
Eles, os mestres, não são nossos donos e donos de nossas casas, porque o que têm em mãos e nos legam, é de tal modo precioso, grandioso e essencial que, por conta disso, exatamente disso, aprendemos que nossa casa é nosso jardim, nosso recanto e uma projeção de nós mesmos. Aprendemos que nossas casas refletem o nosso amor por Jerusalém.

Ah, Jerusalém... Jerusalém é o nosso centro. E dali, aprendemos a olhar o mundo, o universo, o Cosmos... Ali, especialmente ali, nos reencontramos como um povo, como seres humanos que venceram a morte, as loucuras de Babilônia, a impertinência persa, os desvarios greco-macedônios, a opressão romana, as fogueiras católicas, as maldades luteranas, a imbecilidade sanguinária russa, as câmaras de gás e os ataques de ditadores árabes, bem como, toda sorte de maldades Seres humanos que suplantaram as dores e renasceram! E fizemos florescer a cidade de Melech David e Melech Sh’lomo: a Poesia e a Sabedoria de mãos dadas!

Não. Não meu caro, Judaísmo não é solidão. Somos calorosamente sociáveis. Judaísmo é silêncio realizador, fogo que queima sem discurso, energia que faz e refaz a nossa alma. Se quiser andar conosco, poderá vir. Sim, você poderá vir (por que não?). Mas, não pretenda sair pelo mundo, tentando consertá-lo com o Judaísmo, nem voltar-se contra seus antigos pares, incriminando-os, derrotando-os e causando-lhes dissabores. Não faça isso!

Se quiser, venha. Mas, se vier e viver como judeu, você não se fará melhor que seus antigos companheiros, nem poderá lhes dizer coisa alguma. Apenas apontará para si mesmo (apenas para si mesmo!) um comportamento único e próprio, sobretudo, se perceber que nosso D’us será seu D’us e que nosso Povo será seu Povo e, assim, não poderá fazer (nem permitir que se faça) aos outros o que lhe parecer odioso, injusto e indecente a si mesmo.

Fondi, Itália, em 8 de Tamuz, 5768 (11 de luglio, 2008)

© Pietro Nardella-Dellova, in A MORTE DO POETA NOS PENHASCOS E OUTROS MONÓLOGOS. Ed. Scortecci, 2009, pág 150-156
(Livraria Cultura)
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BECHUCOTAI (בחקתי) : O MOVIMENTO EM DIREÇÃO À LUZ


BECHUCOTAI (בחקתי) : O MOVIMENTO EM DIREÇÃO À LUZ

As Mitzvôt (Palavras-Princípio) nos garantem o sereno planejamento, a tranqüilidade das transações, a energia suplementar para o abrir das janelas, a supremacia sobre o tempo, sobre as oportunidades, porque elas nos ensinam a contar.

Contamos horas, dias, meses e anos! Contamos entre uma Festa e outra, e utilizamos o tempo a nosso favor. Elas nos garantem um domínio singular sobre as necessidades básicas, de alimentação e vestuário, sobre as oportunidades de trabalho e de descanso. Com elas escolhemos a dedo o que queremos pôr em nossas mesas, em nossas casas.

Com elas, criamos um ambiente propício, em que a massa do pão cresce e o seu perfume, ao forno, percorre todas as salas, quartos e vidas. Com elas, olhamos em direção ao sol (mas, não para o sol) e vislumbramos “Yerushalaim” e, irresistivelmente, cantarolamos o “Sh’má”...

E quando nos encontramos em situações-limite, em situações de opressão e perseguição ou simples problemas cotidianos, apenas com elas, as Mitzvôt, nos levantamos, sem excitação, sem perda de energia, e descobrimos o mundo renovado diante de nossos olhos! Com elas não ficamos sem perspectivas!

Por isso mesmo, HaShem usou, em uma das mãos a Justiça אלהים e, em outra, a Misercórdia ה"ה , para nos legar as Palavras-Princípio, ou seja, as Mitzvôt. Com elas vivemos e sem elas, morremos! Com elas conseguimos passar adiante, sem que nos sintamos sufocados, com o peito fechado e a respiração ofegante. Com elas não trocamos o pão pelo lixo, nem nos sentimos compelidos a um suicídio cotidiano, não precisamos de elementos artificiais em nossas relações. Com elas não temos pressa nem jogamos nossos recursos ao vento, não ficamos excitados pelo vazio e mantemos, pontualmente, o discernimento e o motivo “l'chayim” (para a vida)!

Por isso mesmo, Bechucotai בחוקתי é o movimento em direção à luz. É um simples e atento movimento em direção ao que está posto em nossas almas, em nossos olhos, em nossas vidas (a vida inteira). É o passo necessário para não nos afligirmos na ansiedade, na depressão, na excitação e na perda das perspectivas.

E, assim, fortalecidos, amadurecidos e resolvidos pelas Mitzvôt, sentimos, à distância, a voz de HaShem, porque nesse momento, ela nos faz sentido! E ouvimos as vozes de Avraham, Ytzchak e Ya’akov, e a voz de Moshè rabenu, e as vozes de Sarah, Rivka, Leah e Rahel, legando-nos leveza e robustez.

Com elas, Sabemos o caminho de ida e de volta!

© Pietro Nardella-Dellova, in A MORTE DO POETA NOS PENHASCOS E OUTROS MONÓLOGOS. Editora Scortecci, 2009 (Livraria Cultura)
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ARTE


imagem da pintura de Diego Rivera


ARTE

Arte!
De formas, de cheiro, disforme.
De cor, de peso, de tons, de sons.
Arte muda, e surda, e loquaz!
Arte das cousas invisíveis, da terra,
Dos espaços, de tudo, de nada!

Quero você de um jeito sem jeito,
Quero você despida de tudo:
...dos ismos, do congresso, da tribuna,
Da fortuna, do regresso, dos ismos...

Basta-me que seja Arte!
Com jeito simples
De flagrar – fotografar –
As cousas que a gente vê,

Basta-me que seja Arte,
Com jeito simples
De arrancar – absorver –
As cousas que a gente não vê,
Mas, sente
Arte!



© Pietro Nardella-Dellova,

in NO PEITO. Editora L&S, 1989, pág 45